Nel dibattito internazionale sul futuro, lo yachting occupa una posizione singolare: un settore che incarna l’eccellenza e che, al tempo stesso, si configura come un laboratorio avanzato delle grandi transizioni ambientali ed economiche del nostro tempo. Il 18esimo Economic Symposium-La Belle Classe Superyachts dello Yacht Club de Monaco, appuntamento annuale che riunisce armatori, cantieri, designer, operatori finanziari, istituzioni e media internazionali, ha fotografato con chiarezza questo passaggio storico, collocando il 2035 non come un orizzonte lontano, ma come una variabile già incorporata nelle scelte industriali, finanziarie e progettuali di oggi.Il punto di partenza è condiviso: “La sfida principale resta la decarbonizzazione”, ha spiegato Bernard D’Alessandri, managing director e segretario generale dello Yacht Club de Monaco, sottolineando come l’utilizzo degli oceani richieda prima ancora un cambiamento culturale che tecnologico.
“Ogni volta che andiamo in mare, entriamo in un mondo che non è il nostro. Dobbiamo farlo con il massimo rispetto possibile”. In questo contesto, Monaco punta a svolgere un ruolo ancora più strategico: quello di piattaforma neutrale di dialogo e sperimentazione. “Monaco non può guidare questa transizione, ma può offrire una piattaforma neutrale per presentare soluzioni”, ha aggiunto, ricordando come il Principato favorisca la creazione di un ecosistema unico per il networking e lo sviluppo.Dal punto di vista dei dati, il settore continua a mostrare una solidità strutturale tutt’altro che scontata.
Lo yachting genera un impatto economico globale stimato in 54 miliardi di euro, con l’Europa che rappresenta circa l’80% della produzione mondiale. Francesca Webster, chief editor di SuperYacht Times, ha descritto un mercato che, dopo le incertezze dell’inizio del 2025, ha ritrovato slancio e stabilità. “Abbiamo chiuso il 2025 più forti dell’anno precedente e le nostre previsioni per il 2026 sono molto solide”, ha osservato, riferendosi a una fase di assestamento dopo i picchi post-pandemici. Oggi sono operative oltre 6.200 imbarcazioni sopra i 30 metri, con un portafoglio ordini sano che conferma la resilienza del comparto. La crescita, tuttavia, non è più lineare: i tempi decisionali si allungano, i progetti diventano più complessi e la sostenibilità incide direttamente sul valore degli asset. “Gli armatori, soprattutto quelli più giovani, sono sempre più consapevoli – prosegue Webster – Le imbarcazioni più sostenibili potranno accedere a un numero maggiore di aree in futuro, e questo ha un impatto diretto sul valore”.
È qui che emerge il ruolo centrale del refit. Con un impatto economico stimato in 5,6 miliardi di euro, il refit è destinato a diventare una leva strategica primaria. Con oltre 10.000 yacht sopra i 24 metri già presenti nella flotta globale, l’adattamento delle imbarcazioni esistenti è cruciale. “Le soluzioni esistono, ma devono essere adattate a barche già costruite”, ha ricordato D’Alessandri, indicando nella modernizzazione della flotta il vero banco di prova della transizione.

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